giovedì, agosto 23, 2007

Fustigazione pubblica



Un ragazzo di 25 anni è stato frustato a sangue dalla polizia per le strade di Qazvin, 144 chilometri a ovest di Teheran. Accusato di abuso di alcool e di aver fatto sesso fuori dal matrimonio, contravvenendo così alle severe leggi morali iraniane, il venticinquenne Saeed Ghanbari è stato condannato a 80 pubbliche frustate da una tribunale religioso e la sentenza è stata eseguita da due ufficiali col passamontagna davanti a oltre mille persone.

mercoledì, agosto 22, 2007

Appello per Pegah


Pegah Emambakhsh è una donna lesbica iraniana che due anni fa è scappata dall’Iran per giungere in Gran Bretagna. Nonostante il suo caso sia evidentemente rapportabile alla violazione sistematica da parte del regime di Teheran dei diritti umani, non ha ottenuto l’asilo politico. Ora il governo britannico ha deciso di estradarla in Iran dove verrà presa in consegna dalla polizia per essere lapidata. Pegah, è attualmente detenuta a Yarlswood (Sheffield) e il Pubblico Ministero che si occupa del suo caso, rientrerà il 24 agosto dalle ferie. Le autorità del Regno Unito hanno deciso di compiere un atto di forza, in dispregio di ogni diritto umano e di anticipare la partenza di Pegah verso l'Iran. Il Governo britannico è in procinto di deportarla in Iran il 23 agosto 2007, con il volo diretto per Teheran della British Airline BA6633, che partirà alle 21.55 dall'aeroporto Heathrow. L’unica colpa di questa giovane donna è quella di essere lesbica dichiarata e di provenire da un paese dove governa un orribile regime integralista islamico che ogni giorno calpesta i diritti delle persone. Rivolgiamo un appello accorato ed urgente al Governo italiano, affinché faccia pressioni su quello del Regno Unito: se Pegah salirà su quell’aereo la sua esecuzione avverrà appena giunta in patria. Kkarl Inviate i vostri messaggi a questo indirizzo email relazioni.pubblico@esteri.it

martedì, agosto 07, 2007

Pena di morte

Le polemiche con il governo italiano sulla pena di morte non fermano il boia. Un'altra impiccagione è avvenuta in Iran sulla pubblica piazza, mentre ne sono previste a breve altre 12 nella sola città di Kerman, nel sud-est. Lo riferisce l'agenzia Irna. Un uomo, Nasser Mohammad Khani, condannato a morte per avere ucciso un agente di polizia due mesi fa, è salito sul patibolo davanti a una folla di spettatori a Gonbad Kavus, nel nord-est del Paese. Khani aveva accoltellato l'agente mentre questi era impegnato in una 'campagna contro l'immoralità' avviata qualche mese fa dalla polizia iraniana. Non si conoscono altri particolari sull'episodio. A Kerman, invece, il capo della polizia locale, Mohammad Reza Eshagi, parlando ai fedeli nella moschea principale della città, ha annunciato che 12 criminali arrestati nella stessa campagna saranno presto giustiziati. Non si sa se in pubblico o meno. Dall'inizio dell'anno sono state 149, secondo notizie di stampa e testimonianze, le esecuzioni capitali avvenute in Iran, di cui molte in pubblico. Solo il primo agosto erano stati impiccati dieci uomini, di cui sette sulla pubblica piazza a Mashhad, nell'est del Paese, che erano stati condannati per reati quali rapina, «banditismo, sequestro di persona, violenza carnale e atti contro la moralità». Altri 16 erano stati giustiziati in due impiccagioni collettive nel carcere di Evin a Teheran nella settimana tra il 15 e il 22 luglio. Corriere.it

domenica, agosto 05, 2007

Teheran respinge le accuse

«Ogni Paese indipendente combatte il crimine secondo le sue leggi interne, e ogni interferenza in questo campo è un'interferenza negli affari interni di un Paese». Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Mohammad Ali Hosseini, rispondendo ad una domanda dell'Ansa sulle «forti inquietudini» espresse giovedì dalla Farnesina per l'ondata di impiccagioni delle ultime settimane nella Repubblica islamica.Hosseini, interpellato durante la sua conferenza stampa settimanale, se l'è presa soprattutto con il modo usato dalla stampa occidentale per trattare le notizie sulle sentenze capitali in Iran. In particolare su quelle emesse nei confronti di due giornalisti curdi, Adnan Hassanpur e Abdolvahed 'Hiwà Butimar, il 16 luglio scorso dalla Corte rivoluzionaria di Marivan, nel nord-ovest del Paese. Per queste due condanne la Farnesina ha espresso «viva preoccupazione». «La copertura della vicenda da parte dei media occidentali - ha affermato Hosseini - si è basata su due opinioni: la prima che i due siano stati condannati in quanto giornalisti, la seconda, perché sono curdi».Ma ciò non è vero, ha aggiunto il portavoce iraniano, perchè «le sentenze emesse dalla magistratura iraniana riguardano la violazione della legge» e «non hanno nulla a che fare con l'appartenenza etnica, la professione o la carica» dei condannati. Secondo Hosseini la stampa occidentale persegue dei «fini politici», e comunque le inchieste e i processi in Iran rientrano esclusivamente «nel quadro della responsabilità della magistratura». Anche un avvocato dei due curdi condannati, Saleh Nikhbakht, ha detto nei giorni scorsi che la sentenza non riguarda la loro attività giornalistica, ma reati penali a loro contestati e che essi hanno confessato.

sabato, agosto 04, 2007

Il "rave" clandestino

La musica che ascoltavano era "satanica", gli abiti indossati dalle ragazze "osceni", i cd "immorali". Per questo, e anche per una certa quantità di alcolici, hashish e marijuana, decine di giovani iraniani sono stati arrestati dalla polizia durante un rave party organizzato a una trentina di chilometri da Teheran. Ora li aspetta, probabilmente, qualche giorno di carcere e il rilascio dietro pagamento di una contravvenzione e la firma di un impegno a cambiare comportamento o, nel peggiore dei casi, una condanna a qualche decina di frustate. Una festa-concerto clandestina organizzata via internet, quella alla quale gli arrestati stavano partecipando martedì sera, per assistere alle esibizioni di gruppi rock e rap locali, definiti "satanici" dalle forze di sicurezza. Gli agenti hanno fatto irruzione in un grande giardino privato nei pressi della città di Karaj, teatro dello "spettacolo proibito". Repubblica.it

Donne



Marivan, Kurdistan iraniano

Lettera da Teheran

Teheran. “E` bello quello che scrive sul nostro Paese.Anche a me piace molto andare in montagna lassù, c’è energia,.mi trovo bene lì. Ma sa una cosa? Questa estate hanno proibito di mettere un “mini mantu”, io personalmente sono d’accordo perchè la nostra società non era ancora pronta mentalmente per vedere questi immagini delle ragazze che portavano gli abiti così stretti con i quali non riuscivano neanche a camminare bene.e poi in una società islamica stava per aumentare la violenza e rubare delle ragazze e donne….e per questo i governatori hanno deciso di fare qualcosa, ma devo dire che questa volta, almeno questa volta hanno capito come devono reagire ….non lo fanno con la forza e solo ci sono le donne della polizia che con la dolcezza consigliano alle ragazze di cambiare il modo di vestirsi.Eh sì è cosi`…non so se Lei verrà di nuovo in Iran o no ,…..ma mi piacerebbe scrivergli qualche volta. E poi ha parlato di Shiri Ebadi …ma puo` dirmi Lei che ha fatto finora soprattutto con il premio che ha vinto per il nostro Paese? Naturalmente il SUO paese? NIENTE!” Nahal

venerdì, agosto 03, 2007

Mai contro il popolo

Abbiamo espresso soddisfazione per la presa di posizione della Farnesina , ribadita oggi dal viceministro Ugo Intini, che invita le autorità iraniane ad arrestare quel bagno di sangue indiscriminato che sta devastando l'antica Persia. Certo, è la soddisfazione di chi ( Information Safety and Freedom e Articolo21 ) ha lanciato una campagna umanitaria all'inizio rimasta nell'ombra, e la vede ora raccolta dal massimo livello istituzionale della politica estera italiana. C'è la speranza di poter salvare due vite umane, quella dei due giovani colleghi curdo-iraniani che rischiano la forca come "nemici di Allah" , per aver manifestato il proprio dissenso , aver rivendicato pari dignità per i cittadini della propria etnia e della propria cultura e di averlo fatto con l'arma più nobile : quella delle idee e della parola. Ma in quella nostra soddisfazione c'è anche dell'altro , che ha un significato tutto politico. L'ha spiegato bene Intini al Corriere e lo ribadiamo volentieri anche noi. In tutta questa ampia e convinta mobilitazione attorno a casi come quello di Akbar Ganji e oggi di Adnan e Hiwa , non c'è alcuna forma di ostilità nei confronti dell'Iran e del suo popolo. I nostri nemici, qui come sempre, sono l'intolleranza, l'autoritarismo, la logica che considera gli uomini in base a un'ideologia, una religione, un'appartenenza persino sessuale, invece che come tali: individui depositari di diritti intangibili a cominciare da quelli alla libera espressione e alla vita.

Su questo campo di attività,quello dei diritti umani, non esistono ne sé né ma, né parentesi, né eccezioni: ogni caso, ogni vita, ogni intelligenza sono sacri in quanto tali ed essenziali a sorreggere l'impianto generale dei diritti dell'uomo. Non c'è dubbio che questa vicenda della forca iraniana si lega alla campagna per la Moratoria Universale della Pena di Morte intrapresa dal nostro Governo con l'Unione Europea. E si lega alle celebrazioni del prossimo 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che il nostro Parlamento si appresta a varare. Questa scelta italiana ci riempie di orgoglio e ci sentiamo onorati di parteciparvi con questa nostra azione.Ma nella battaglia per strappare due giovani vite al boia c'è anche la volontà di affermare la ferma contrarietà all'ideologia dello scontro fra civiltà, alla logica del muro che dovrebbe dividere noi Occidentali, protetti, garantiti e qualificati da un sistema di diritti civili, e gli altri, Orientali, brutti,sporchi e cattivi, votati alla dittatura, all'integralismo, destinati dalla nascita alla violenza e alla barbarie. No, non ci stiamo. I diritti o sono di tutti e per tutti o non sono. Non a caso sono da sempre definiti universali.E allora dobbiamo fare una riflessione autocritica. Dallo scenario internazionale così come ci viene rappresentato sia dai media che dalla diplomazia sono assenti i cittadini, i dissidenti, i democratici che in quei Paesi si battono per la libertà e pagano questo coraggio spesso con la vita. Il teatro internazionale è diviso fra i nostri leader democratici e i loro dittatori. Le opposizioni democratiche e liberali, laiche e nonviolente, sono rimosse e quindi abbandonate a se stesse, alle vendette sanguinarie dei dittatori. Ma in Iran, così come in Libano, in Palestina, nella Federazione Russa, in Cina esistono uomini coraggiosi che vogliono solo essere liberi.Dare a loro una sponda, una visibilità, una possibilità di espressione , vuol dire sostenere un'alternativa democratica nei loro Paesi. Vuol dire offrire anche a noi un Oriente che può essere interlocutore credibile , con cui condividere prospettive future di dialogo , democrazia e pace.

C'è un sogno antico che ritorna sulle ali di questa battaglia umanitaria di oggi rivolta all'Iran e dedicata alla vita di Adnan e Hiwa . E' il sogno che nel mondo si affermi la politica degli uomini : uguali, liberi e fratelli ,a Oriente come a Occidente . Tutti con gli stessi diritti , divisi solo da storie e idee diverse che si confrontano nel dialogo.Salvare Adnan e Hiwa significa affermare che non esiste un'area ristretta e privilegiata del diritto in un mondo che ne è largamente privo. Significa combattere la logica del muro e cioè l'idea che il Bene e il Male si dividano per latitudine e non per le scelte di campo degli individui. Ci auguriamo che l'iniziativa intrapresa dalla Farnesina vada avanti con determinazione anche per questo significato politico che noi le attribuiamo. E' la speranza dei tanti iraniani che ascoltano alla radio le notizie su questa mobilitazione italiana e internazionale che cresce. Una speranza che già mette in pericolo le loro vite. Giuseppe Giulietti e Stefano Marcelli

martedì, luglio 31, 2007

Momento difficile per i giornalisti

Teheran ha, oggi, confermato la condanna a morte dei due giornalisti curdi, Hiwa Boutimar e Adnan Hosseinpour, condannati all'impiccagione per essere "mohareb", ovvero nemici di Dio. A confermare la sentenza emessa lo scorso sedici luglio dal tribunale di Marivan, nel Kurdistan iraniano, è stato il portavoce del potere giudiziario, Alireza Jamshidi. Lo stesso portavoce non ha però chiarito se la Corte suprema ha confermato la pena, come previsto dalla legge iraniana. Le accuse mosse contro i due giornalisti sono azioni contro la sicurezza nazionale e contatti con organizzazioni sovversive. Uno dei due condannati, Adnan per l'esattezza, che lavorava per il settimanale Asu, chiuso da due anni, è stato inoltre accusato di spionaggio per i suoi contatti con alcuni media stranieri.
Una giornalista curda, redattrice della rivista 'Namay Vaght Kirmanshah', sarebbe stata rapita, aggredita e poi rilasciata in fin di vita in una stradina del quartiere Hafezieh di Kirmanshah, città del Kurdistan iraniano. La notizia, non confermata da altre fonti, è stata diffusa dall'Iran Press News, agenzia con sede a Bruxelles. La redazione del settimanale non ha voluto confermare o smentire l'aggressione alla giornalista.
Due noti giornalisti riformisti, Massoud Bastani e Farshad Ghorbanpour, sono stati arrestati questa mattina a Teheran per ordine della Procura della capitale iraniana: Ë quanto riporta il sito di 'Advar Tahkim Vahdat', la più importante associazione degli studenti universitari della Repubblica Islamica. Proprio ieri, il capo della polizia, Esmail Ahmadi Moghaddam, aveva annunciato un nuovo giro di vite per la stampa indipendente. "La quarta fase della campagna per la sicurezza e moralizzazione - aveva detto Ahmadi Moghaddam - colpirà tutti quelli che mettono in discussione l'operato delle autorità". Ahmadi Moghaddam, aveva avvertito che "le forze dell'ordine, tengono sotto osservazione qualunque persona e mezzo di comunicazione che pubblichi informazioni tendenziose, allo scopo di gettare l'ombra sull'operato della polizia e di alimentare la diffidenza della cittadinanza nei confronti dello Stato". Il capo della polizia aveva anche annunciato "azioni adeguate nei confronti di tutte quelle persone e quelle istituzioni che criticano il governo, rafforzando con le loro critiche l'azione dei nemici della rivoluzione".

mercoledì, luglio 18, 2007

Due giornalisti condannati a morte

La notizia è di poche ore fa : il Tribunale della Rivoluzione di Sanadaj , in Iran, ha condannato a morte due colleghi di etnia curda. Adnan Hosseipur del settimanale Asu è accusato di attività sovversive, mentre Hiwa Boutimar di aver collaborato a pubblicazioni clandestine. I due giornalisti non appartengono a gruppi terroristici o supposti tali, ma al Partito Democratico del Kurdistan,membro dell'Internazionale Socialista. Secondo Amnesty International sono 177 le persone giustiziate dai Tribunali della Rivoluzione iraniani solo nel 2006. Si tratta di uno sterminio ,che si unisce a una politica di vero e proprio terrore attuata nei confronti di ogni tipo di oppositore e sui media con tutte le forme di repressione conosciute. Stefano Marcelli Professione Reporter

domenica, luglio 15, 2007

La congiura dei giornali

Nell’eco delle proteste internazionali sollevate dalla decisione del ministro dell’Orientamento della Repubblica Teocratica Iraniana, Mohamed Saffar-Harandi, di sospendere le pubblicazioni di alcune tra le piu’ note e diffuse testate giornalistiche del Paese, sono passate inosservate due notizie di ordinaria repressione quotidiana che la dicono ancora piu’ lunga sullo stato della societa’ iraniana, nell’anno ventottesimo dell’era degli ayatollah. Giovedi scorso, nella sua casa di Teheran, e’ stato arrestato Abbas Hakimzadeh, dirigente dell’associazione islamica degli studenti universitari e leader del movimento studentesco per la democrazia. La sigla, forte della partecipazione di centinaia di studenti e studentesse, che nel dicembre dell’anno scorso all’universita’ della capitale iraniana aveva contestato apertamente il presidente Mamhoud Ahmadinejead, li’ convenuto per l’inaugurazione dell’anno accademico di una facolta’ scientifica. Abbas e’ stato prelevato dalla polizia politica mentre stava per recarsi in facolta’, e da allora la sua famiglia non ha piu’ notizie. Negli stessi giorni, una studentessa di giornalismo dell’universita’ di Quebec, Mehrnoushe Solouki, nazionalita’ franco-iraniana, e’ stata posta agli arresti domiciliari dopo essere stata detenuta per un mese intero nella prigione di Evin, in isolamento, senza materasso, e con la luce della cella sempre accesa. Nella Condorelli Articolo21

martedì, luglio 10, 2007

La verità su Zahra


Quattro anni dopo l'omicidio della fotoreporter irano-canadese Zahra Kazemi, la Corte suprema di Teheran dovrà prossimamente pronunciarsi sulla possibilità dell'apertura di un nuovo processo, dovuta alle gravi irregolarità che hanno intaccato il verdetto della Corte di appello che aveva condannato a una pena lieve un agente dei servizi ritenuto unico colpevole della morte della giornalista. Zahra Kazemi, 54 anni, era stata arrestata il 23 giugno 2003 mentre stava fotografando delle famiglie di detenuti davanti alla prigione di Evin, a nord della capitale. La fotoreporter era deceduta il 10 luglio in seguito a una emorragia celebrale dovuta alle percosse subite nella detenzione. Le autorità penitenziarie avevano in un primo tempo affermato che la morte della giornalista era stata causata da una caduta accidentale. In seguito avevano ammesso che era stata picchiata. Il corpo della Kazemi era stato seppellito frettolosamente in Iran e a nulla erano valse le proteste dei familiari in Canada per riavere il corpo della congiunta.

lunedì, maggio 21, 2007

Bicicletta al femminile

L'Iran fabbricherà delle biciclette islamiche per le donne, concepite per dissimulare il più possibile le forme. Lo riferisce il quotidiano governativo Iran. "La bicicletta comprende una cabina che coprirà metà del corpo della ciclista", precisa il quotidiano che cita anche uno dei responsabili del progetto, Elaneh Sofali, secondo il quale "questo permetterà di incoraggiare lo sport femminile. A metà degli anni '90 Faezeh Hashemi, presidente della Federazione sportiva femminile e figlia dell'ex presidente pragmatico Akbar Hashemi Rafsanjani, fece una dura lotta perché fosse garantito alle ragazze il diritto di andare in bicicletta. Alcuni gruppi di integralisti arrivarono ad aggredire fisicamente giovani donne su due ruote in un parco di Teheran, e la stessa Faezeh fu insultata apertamente. Oggi l'uso della bicicletta è consentito alle ragazze, che però se ne servono praticamente solo in qualche parco con piste ciclabili, come del resto gli uomini.

venerdì, marzo 02, 2007

Un'isola per sole donne


AREZOU (Iran) - Sarà il primo luogo dove probabilmente le donne iraniane, che vivono sotto il duro regime fondamentalista degli ayatollah, si sentiranno libere, nel quale potranno evitare di indossare il velo e fare il bagno in costume. E' l'isola d’Arezou che secondo quanto scrivono i media iraniani diverrà la prima isola riservata a sole donne. L'isola d'Arezou, che letteralmente significa "desiderio", si trova al confine con la Turchia e sarà dedicata esclusivamente ai bisogni delle donne: nessun uomo potrà mettere piede in questo luogo e tutti i trasporti e le installazioni avranno personale unicamente femminile. In Iran già esistono luoghi turistici e spiagge nelle quali è proibito l'ingresso agli uomini, ma mai un'intera isola era stata riservata alle sole donne. La decisione delle autorità locali è stata accolta positivamente anche dal grande capo religioso iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei che ha sottolineato che questa scelta non è contraria alle leggi della sharia. Entusiasti della decisione anche gli amministratori locali, convinti che questa trasformazione farà crescere il turismo nell'isola. «L’isola di Arezou, una delle 102 sul lago di Oroumiyeh, sarà attrezzata solo per le donne» ha commentato al giornale locale Teheran Emrouz un amministratore dell'isola che si chiama Aghai. «Non ci sarà alcun uomo sull'isola è ciò farà crescere il turismo». Ma tra i commentatori internazionali c'è già chi storce il naso e si chiede se la nuova iniziativa sarà realmente un paradiso turistico per donne o presto si tramuterà in un nuovo esempio di segregazione sessuale. Questo dilemma non sembra interessare gli amministratori del posto: «La costruzione di alberghi, piccoli ristoranti e centro medici sotto la gestione delle donne sarà la caratteristica dell’isola e renderà ricco il paese» ha commentato il rappresentante municipale Aghai. Francesco Tortora Corriere.it

martedì, gennaio 23, 2007

Irruzione americana in Iraq

Teheran protesta per l’irruzione avvenuta all’alba dentro il consolato iraniano a Erbil, in Iraq.I soldati statunitensi hanno fatto irruzione alle prime luci di giovedì dentro l’edificio e hanno arrestato cinque impiegati. La notizia del raid è stata data dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars, che citava fonti del proprio ministero degli Esteri. L’incursione americana è stata riportata per prima da una radio curda e confermata dalla tv irachena Al Iraqiya,. La tv iraniana, che citava il corrispondente a Baghdad, nel darne notizia ha aggiunto che l’ambasciata di Teheran a Baghdad ha già inviato una lettera ufficiale al ministero degli Esteri iracheno chiedendo la liberazione immediata dei cinque impiegati arrestati. Secondo il racconto fatto dalla tv satellitare curda Kurdsat che citava una fonte del Partito Democratico del Kurdistan Iracheno i soldati Usa sono entrati sparando in aria e hanno arrestato tutti i dipendenti del consolato iraniano che si trovavano nell’edificio. Secondo l’agenzia Irna oltre agli arresti gli americani avrebbero anche sequestrato materiale dagli uffici, tra cui i computer.

domenica, dicembre 24, 2006

Rispetto


Ieri a Tehran, il venerdì è iniziato con gli auguri di buon Natale a tutti i cristiani del mondo e ai cristiani iraniani, in particolare. Tuttominuscolo

Rispettare la propria fede e la propria cultura è il primo passo per accettare quella degli altri. Conoscere senza pregiudizi può aiutare a trovare strade comuni per educare alla pace. I musulmani rispettano e riveriscono Gesù (la pace sia su di lui). Lo considerano uno dei più grandi messaggeri di Dio al genere umano. Il Corano conferma la sua nascita virginale. Il Corano descrive la nascita di Gesù come segue: “Quando gli angeli dissero: ‘O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti.’ Ella disse: ‘Come potrò avere un bambino se mai uomo mi ha toccata?’ Disse: ‘È così. Dio crea ciò che vuole. Se decide una cosa dice solo ‘Sii!’ ed essa è.’ (Corano, 3:45-47)

domenica, dicembre 03, 2006

La campionessa

L'iraniana Atousa Pourkashiyan riflette sulla prossima mossa durante una gara di scacchi agli Asian Games di Doha.

venerdì, novembre 17, 2006

Pronti a collaborare

L'Iran è pronto a collaborare con la comunità internazionale sui più importanti dossier mediorientali. E' quanto scrive il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad in una lettera inviata al premier Romano Prodi e consegnatagli dal vice ministro degli Esteri di Teheran Jalili. La lettera è stata recapitata durante l'incontro che stamani Jalili ha avuto a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio e con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Lo si apprende in ambienti governativi. Prodi e D'Alema - riferiscono le stesse fonti - hanno ribadito al vice ministro degli Esteri iraniano che la legittima aspirazione dell'Iran a vedersi riconosciuto un ruolo di potenza regionale va esercitata attraverso l'assunzione di un ruolo responsabile, manifestando una piena disponibilità a cooperare per risolvere i problemi più rilevanti dell'area. L'Iran insomma, hanno sottolineato Prodi e D'Alema, deve usare il suo peso e la sua influenza in prospettiva di una piena stabilizzazione della regione. Un canale di dialogo con Teheran va benissimo, hanno concluso il premier e il ministro degli Esteri, ma la dirigenza iraniana deve impegnarsi chiaramente in questa direzione.

Preghiera

martedì, novembre 14, 2006

Parlerà agli americani

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha dichiarato che invierà un messaggio agli Stati Uniti. Senza fornire, però, dettagli sui contenuti. "In America molti mi hanno chiesto di spiegare la posizione della nostra nazione, questo accadrà presto - ha detto - noi distinguiamo chiaramente fra il popolo e il governo americano, e riteniamo che l'amministrazione abbia gravemente danneggiato l'immagine degli americani nel mondo". L'annuncio è arrivato arriva dopo le crescenti pressioni sull'ammministrazione Bush, perché venga aperto un dialogo con Teheran sulla stabilizzazione dell'Iraq. Ahmadinejad ha però riaffermato che la Repubblica islamica non rinuncerà al suo programma nucleare: Washington, invece, chiede la sospensione dell'arricchimento dell'uranio come condizione per avviare contatti diretti. Il presidente iraniano ha avvertito che Teheran non si piegherà nemmeno di fronte alle sanzioni: "Le grandi potenze hanno tentato di impedire al nostro popolo di esercitare i propri diritti in materia nucleare, con l'aiuto di Dio e la resistenza del popolo, l'Iran è ormai riuscito a dominare completamente il ciclo del combustibile nucleare e il tempo gioca a nostro favore". "Quest'anno spero di poter avere una grande celebrazione per la nuclearizzazione dell'Iran", ha aggiunto. Anche in questo caso, senza precisare di cosa si tratti. Infine, Ahmadinejad si è rivolto anche ai democratici americani. Invitandoli a non cercare, dopo la vittoria elettorale, di perseguire gli stessi obiettivi dei repubblicani "sotto un'altra copertura": in questo caso, ha minacciato, "la loro sorte sarebbe peggiore" rispetto a quella di chi siede oggi alla Casa Bianca.