lunedì, novembre 22, 2010
Le campionesse del kabaddi
Le iraniane (in rosso e velate) contro le rappresentanti di Taiwan nel torneo di kabaddi ai 16mi Giochi asiatici in corso di svolgimento a Guangzhou. Il kabaddi è un gioco originario dell'India, diffusissimo anche in Pakistan e in Bangladesh, ma popolare anche nel resto dell'Est asiatico. Il kabaddi consiste nell'inviare un giocatore nella metà campo avversaria e cercare di isolare un avverario da una catena che hanno formato. A questo punto l'attaccante deve cercare di tornare nella propria metà campo prima di essere bloccato dagli avversari (Epa/Azubel)
martedì, agosto 24, 2010
Silenzio totale sugli oppositori
TEHERAN - I giornali iraniani non potranno più pubblicare i nomi, le foto e qualunque notizia riguardi l'ex presidente riformista Mohammad Khatami e i leader dell'opposizione Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi. La notizia è pubblicata da un sito web dell'opposizione, che cita un documento governativo.La decisione, "urgente e riservata", sarebbe stata presa dal ministero della Cultura il 18 agosto. Il documento è indirizzato a tutti gli editori di giornali e agenzie di stampa in Iran e vieta loro di pubblicare qualunque notizia che riguardi i candidati presidenziali sconfitti e l'ex presidente Khatami.
domenica, agosto 15, 2010
Il forfait di Soleimani
Dovevano essere i giochi che avrebbero educato i giovani alla via della pace. Invece hanno riprodotti tutti i difetti dei tradizionali Giochi olimpici. Se non peggio. La prima edizione delle Olimpiadi della Gioventù, competizione organizzata dal Cio per i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, apertasi il 14 agosto a Singapore e che terminerà il prossimo 26 agosto, è stata travolta da un vero e proprio scandalo diplomatico. Protagonisti della vicenda due Paesi che sono ai ferri corti sullo scacchiere internazionale, vale a dire Israele e Iran. Mohammad Soleimani, iraniano, è una vera promessa del taekwondo. Tanto che riesce a vincere facilmente i combattimenti preliminari fino alla finale, dove però avrebbe dovuto incontrare l'israeliano Gili Haimovitz. Soleimani è il favorito: ma poco prima della gara per il titolo c'è un colpo di scena. L'atleta iraniano non si presenta, ufficialmente per un infortunio. Medaglia d'oro all'israeliano che vince senza combattere. Un infortunio diplomatico, per evitare un confronto con un'atleta di un paese odiato? C'è il sospetto. Che diventa certezza qualche minuto dopo, al momento della premiazione che doveva assegnare l'oro a Haimovitz e l'argento a Soleimani. Che però non si presenta: ufficialmente per un ricovero d'urgenza in ospedale.
giovedì, agosto 12, 2010
La confessione (falsa?) di Ashtiani
Confessa. Confessa sulla tv di stato Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata in Iran alla lapidazione per adulterio. Nella sua lingua madre, l’azero, Sakineh Mohammadi Ashtiani ha raccontato di essere stata complice nell’omicidio del marito e di aver avuto una relazione con il cugino del coniuge. Nell'intervista trasmessa mercoledì alle 20.30, la donna, che aveva anche ricevuto un'offerta di asilo dal presidente brasiliano Lula, oltre ad autoaccusarsi ha criticato la stampa occidentale per essersi intromessa nella sua vicenda. L'intervista è stata trasmessa il giorno dopo la richiesta all'Iran di Hillary Clinton di rispettare i trattati in riferimento ai diritti dei propri cittadini e di porre fine alle esecuzioni. L'avvocato di Ashtiani denuncia che la donna sarebbe stata costretta a confessare nel tentativo di salvarsi la vita. L'avvocato, Houtan Kian, ha detto che la donna è stata torturata per due giorni nel carcere di Tabriz, da dove è rinchiusa da quattro anni, prima di rilasciare l'intervista trasmessa durante il programma tv dal titolo 20:30. E la prova, secondo alcuni osservatori, è che nell'intervista ha condannato i media occidentali per le loro interferenze nella sua vita privata. Si teme ora che le autorità iraniane accelerino le procedure per eseguire la condanna a morte.
mercoledì, agosto 11, 2010
Nasce la televisione che sfida il regime
Le conferenze stampa del leader dell’opposizione, le immagini delle proteste, il pensiero di chi, in pubblico, non può parlare. A trasmettere la voce dell’opposizione dell’onda verde in Iran è Rasa Tv, un’emittente nata per sfidare il regime e la censura del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Una televisione che trasmette su satellite e su web, per informare gli iraniani su ciò che veramente accade nel loro Paese. Rasa Tv “vuole fornire notizie agli iraniani in modo schietto. Diffondere e amplificare le idee del popolo e discutere i problemi del Paese”: questa la missione dell’emittente verde confermata sul blog di alcuni dissidenti “The green Voice of Freedom”. Il nome Rasa sta per “Resan-e Sabz-e Iran” e vuol dire “il media verde dell’Iran”. La piattaforma web servirà anche come luogo virtuale di scambio di idee. Le trasmissioni sono iniziate il cinque agosto. La tv ha anche una pagina facebook in lingua “farsi”, che annuncia: Rasa Tv trasmetterà la lotta degli iraniani per ottenere i diritti umani fondamentali. Proprio perché, dalla rivoluzione islamica del 1979, il regime ha fatto in modo che sui media vengano pubblicate solo notizie “appropriate” e “accettabili”: censurate tutte quelle sulla rivoluzione verde e sulle opposizioni nel Paese. Rasa Tv sarà in prima linea nel diffondere le proposte del movimento riformista, che più volte è sceso in piazza denunciando l’illegittimità dell’attuale regime. Inoltre contrasterà il monopolio dell’informazione di governo, e servirà a rendere più forte il movimento dell’onda verde nelle principali città: la capitale Teheran ma anche Tabriz, Ahvaz, Shiraz e Mashhad.
lunedì, agosto 02, 2010
L'altra Neda
La morte di Neda Agha-Soltan ha sconvolto milioni di persone in tutto il mondo. Poco più di un anno fa la studentessa iraniana fu uccisa dalle milizie di Ahmadinejad in una strada di Teheran. Su un video che fu fatto girare in rete, milioni di persone videro gli ultimi momenti della giovane donna colpita a morte da un proiettile della polizia, riversa a terra con gli occhi ancora aperti e fiotti di sangue che uscivano dal naso e dalla bocca, mentre alcune persone cercavano inutilmente di soccorrerla e un uomo vicino gridava il suo nome: "Neda!". Quell'immagine fu la prova schiacciante della brutale repressione del regime iraniano contro i milioni che protestavano contro la truffa elettorale che riportò al potere Ahmadinejad. Neda diventò l'icona del movimento di opposizione.Tra chi vide quell'immagine sconvolgente c'era un'altra giovane iraniana. Aveva un cognome simile a quello della ragazza uccisa, Soltani, e anche lei frequentava la stessa università Azad, anche se - di quattro anni più vecchia di Neda Soltan - ormai come insegnante; e anche lei veniva chiamata familiarmente Neda, sebbene il suo nome vero fosse Zahra: è molto comune oggi in Iran che donne che hanno ricevuto nomi tipicamente islamici come Zahra o Fatemeh, preferiscano farsi chiamare con nomi che non appartengono alla tradizione islamica.Non appena il video della morte di Neda venne diffuso su internet la stampa internazionale cercò di capire chi fosse quella ragazza. Dalla rete emerse così una foto di Neda Soltani, 33 anni, molto somigliante alla vittima, almeno per quanto permetteva di vedere il foulard che le copriva la testa. La sua foto fu pubblicata su internet come quella della ragazza uccisa e mostrata in diversi reportage televisivi.Un errore che "ha cambiato la mia vita", racconta oggi Neda (Zahra) Soltani, ormai al sicuro in Germania dove ha ottenuto asilo politico. segue
martedì, luglio 06, 2010
Appello dei figli di Sakineh
La disperata richiesta di aiuto per la loro madre da parte dei due figli è l’ennesimo segnale della gravità della condizione in cui versano le donne vittime dell’estremismo religioso. La donna iraniana, 43enne, si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani ed è stata condannata alla pena di morte per lapidazione dopo un’accusa di adulterio. Nel maggio 2006 aveva ricevuto 99 frustate perché accusata di rapporti extra coniugali con due uomini e, così, ieri Amnesty International ha chiesto alle autorità iraniane di fermare l’esecuzione imminente della donna, madre di due ragazzi, e l’impiccagione di un’altra donna che ha affermato di essere un’attivista politica. Nonostante questo, però, la donna è stata condannata perché, secondo del codice penale islamico dell’Iran, l’adulterio è punito con la lapidazione o la fustigazione, mentre omicidi e altri reati come il traffico di droga sono puniti con l’impiccagione. Ora, l’ultimo drammatico appello arriva dai due figli della donna.
Per favore aiutateci a porre termine a questo incubo e a non farlo diventare realtà. Spiegare i minuti e i secondi delle nostre vite è molto difficile. Le parole perdono il loro significato in questi momenti di agonia. Aiutateci a salvare nostra madre.
Sajad, 20 anni, e Farideh, 16 anni

La condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani sarà rivista. La donna doveva morire perché colpevole di adulterio, ma il regime iraniano ha deciso di rivedere la sentenza inflitta nel 2007. "Le condanne quali quella alla lapidazione verranno attentamente riviste e probabilmente cambiate", ha detto all'Irna il responsabile diritti umani, Mohammad Javad Larijani, facendo particolare riferimento al caso di Sakineh, riconosciuta colpevole di adulterio nel 2006. Tg1
Per favore aiutateci a porre termine a questo incubo e a non farlo diventare realtà. Spiegare i minuti e i secondi delle nostre vite è molto difficile. Le parole perdono il loro significato in questi momenti di agonia. Aiutateci a salvare nostra madre.
Sajad, 20 anni, e Farideh, 16 anni
La condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani sarà rivista. La donna doveva morire perché colpevole di adulterio, ma il regime iraniano ha deciso di rivedere la sentenza inflitta nel 2007. "Le condanne quali quella alla lapidazione verranno attentamente riviste e probabilmente cambiate", ha detto all'Irna il responsabile diritti umani, Mohammad Javad Larijani, facendo particolare riferimento al caso di Sakineh, riconosciuta colpevole di adulterio nel 2006. Tg1
lunedì, agosto 04, 2008
Biliardo nel Golfo
sabato, maggio 10, 2008
Arrestato capo della polizia
Era il baluardo della moralità in città. A lui era affidata la difesa dei costumi e la lotta alla corruzione. A quanto pare, però, nella vita privata il generale Reza Zarei, capo della polizia di Teheran, non seguiva esattamente alla lettera le leggi. Così, dopo essere stato trovato nudo in compagnia di sei donne in un bordello clandestino, è stato arrestato. Lo scandalo ha messo in comprensibile imbarazzo il regime, da un anno impegnato in un giro di vite nei confronti delle pratiche considerate troppo libertine. L'arresto risalirebbe a un mese fa, ma le autorità iraniane lo hanno confermato solamente ieri, senza peraltro spiegarne ufficialmente le motivazioni. Secondo varie testate internazionali, tra le quali il sito web del quotidiano israeliano Yedioth Aharonoth, Reza Zarei sarebbe stato sorpreso in atteggiamenti inequivocabili con sei prostitute durante un blitz della polizia in un locale sotterraneo e, dato che nella Repubblica islamica la prostituzione è severamente vietata, è finito in manette. Allo scandalo dell'arresto di un capo della polizia si aggiunge quello suscitato dal fatto che proprio al generale era stato affidato il compito di reprimere duramente le pratiche ritenute immorali e contrarie ai precetti dell'Islam. Repubblica.it
martedì, marzo 11, 2008
Criticò Bush sull'Iran: congedato
Negli Stato Uniti e' caduta la testa dell'ammiraglio William Fallon, capo del Centcom, il comando centrale delle truppe Usa in Medio Oriente, che include Iraq e Afghanistan, reo, secondo la rivista 'Esquire', di aver criticato la politica della Casa Bianca sull'Iran. Ne ha dato notizia il Pentagono specificando che Fallon, in ossequio al principio che in caso di dissidio con il potere politico sono i militari a fare un passo indietro, ha chiesto e ottenuto di poter andare in congedo prima della scadenza naturale del suo mandato. "L'attuale situazione di imbarazzo e la percezione dell'opinione pubblica per le differenze tra i miei punti di vista e quelli dell'Amministrazione e il possibile danno da cio' causato hanno reso questa decisione la cosa giusta da fare", ha scritto Fallon nella lettera di ritiro secondo quanto riferito dal segretario alla Difesa Robert Gates. Secondo Gates in realta' non ci sarebbe alcuna differenza di posizione sull'Iran tra la Casa Bianca e Fallon, ma quest'ultimo sarebbe stato "male interpretato" da Esquire. A chi gli chiedeva se il congedo anticipato di Fallon significava un imminente attacco contro Teheran, Gates ha tagliato corto: "Questo e' ridicolo. Ho accolto la richiesta dell'ammiraglio con riluttanza e rammarico".
mercoledì, febbraio 20, 2008
Dieci impiccagioni in un giorno
Dieci impiccati in un solo giorno. Il drammatico bilancio delle esecuzioni capitali in Iran viene riferito dall'agenzia Fars. Sei uomini sono stati giustiziati nel carcere di Zanjan, nel nord-ovest del Paese, dopo essere stati condannati per una serie di rapine a gioiellerie nel bazar della città. Altri quattro, riconosciuti colpevoli di omicidio, sono saliti sul patibolo nel carcere di Evin a Teheran. Le impiccagioni odierne portano ad almeno 48 il numero delle esecuzioni capitali dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, dove la pena di morte è prevista per diversi reati, tra i quali l'omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga, la violenza carnale, l'apostasia, l'adulterio e la "sodomia". Nel 2007, secondo fonti di stampa, sono state 298 le esecuzioni capitali, un dato già in forte aumento rispetto alle 177 registrate da Amnesty International l'anno precedente. Molte sono state lo scorso anno le impiccagioni sulla pubblica piazza, ma con una decisione del 30 gennaio scorso il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha ordinato di procedere di regola con le esecuzioni in carcere, salvo casi espressamente autorizzati da lui stesso.
lunedì, febbraio 04, 2008
Alla conquista dello spazio

Dopo il nucleare l'Iran entra anche nella corsa allo spazio. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha assistito al lancio del razzo di prova per il trasporto del primo satellite interamente costruito in Iran battezzato Omid (speranza) che sarà inviato in orbita a marzo del 2009. La competenza necessaria per lanciare satelliti in orbita potrebbe indicare un progresso della tecnologia missilistica che potrebbe allarmare alcune potenze occidentali preoccupate dalle ambizioni nucleari di Teheran.
giovedì, gennaio 24, 2008
Il mondo colorato di Nazanin
E' uno dei prodotti migliori dell'arte contemporanea. A dispetto della giovane età (è nata in Iran nel 1981) Nazanin Pouyandeh è da un po' nel mirino della critica internazionale. Le sue opere sono una scintilla che scocca in un mondo dove l'arte è al primo posto. Racconta storie di tutti i generi (dalla solitudine dell'individuo, alla società di massa alle incursioni nella politica. L'artista ha recentemente presentato parte dei suoi lavori in una mostra collettiva di giovani emergenti ospitata da "Aeroplastics". Il sito Le immagini
lunedì, gennaio 14, 2008
Khatami: "Gli Usa ci minacciano"
Dopo il durissimo discorso di ieri del presidente degli Stati Uniti George Bush, che ad Abu Dhabi aveva dichiarato che l'Iran minaccia la sicurezza di "tutte le nazioni del mondo", arriva oggi la replica da Teheran per voce dell'ex presidente riformista Mohammad Khatami. "Gli Usa ci stanno minacciando continuamente. Bush insulta, minaccia, offende il nostro Paese e vuol far credere ai nostri vicini che l'Iran è per loro un pericolo", ha detto Khatami ricevendo a Teheran una delegazione della commissione Esteri della Camera italiana guidata dal presidente Umberto Ranieri.Il contenzioso sul nucleare iraniano può essere risolto ''attraverso il dialogo, ma senza precondizioni'', cioè senza che Teheran debba accettare di sospendere l'arricchimento dell'uranio, come chiestogli dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Lo ha detto oggi l'ex presidente riformista Mohammad Khatami ricevendo a Teheran una delegazione della commissione Esteri della Camera italiana, guidata dal presidente, Umberto Ranieri. Khatami, più prudente del presidente Ahmadinejad nel braccio di ferro con l'Occidente, ha tuttavia sottolineato che sul diritto dell'Iran ad accedere all'arricchimento non vi sono divisioni all'interno del regime. ''Ci possono essere affermazioni più aspre rispetto al passato - ha detto - ma tenete presente che la nostra posizione non è cambiata''. Ieri l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha detto che è stato raggiunto un accordo in base al quale Teheran si è impegnata a fornire entro quattro settimane le risposte necessarie per dimostrare che il suo programma non ha fini militari. Ma nessun cenno è stato fatto a tre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che hanno chiesto anche una sospensione dell'arricchimento. ''Siamo pronti a fornire tutte le garanzie - ha detto Khatami - ma dobbiamo avere accesso alla possibilità di produrre combustibile per le nostre centrali''. Cioè uranio arricchito. L'Iran aveva accettato una sospensione temporanea dell'arricchimento sotto la presidenza Khatami, dal 2003 al 2005, nell'ambito di trattative in corso con Francia, Germania e Gran Bretagna per risolvere la disputa sul nucleare. ''In quei negoziati - ha affermato Khatami - avevamo raggiunto risultati importanti e potevamo risolvere il problema, ma gli europei hanno perso quell'occasione''. E ora, ha aggiunto, ''gli Usa ostacolano'' ogni sforzo per una soluzione negoziata. (Ansa)
sabato, dicembre 29, 2007
Maradona invitato a Teheran
Che Diego Armando Maradona fosse un sostenitore dei nuovi movimenti latinoamericani che sognano un mondo migliore e hanno portato alla ribalta personaggi come Lula, Evo Morales, Hugo Chavez, Rafael Correa, Nestor Kirchner e molti altri lo sapevamo da tempo. Che fosse un amico speciale di Fidel Castro, pure. Adesso, dopo aver dichiarato nei giorni scorsi che si vorrebbe tatuare l'effige del presidente del Venezuela Hugo Chavez, il “Pibe de Oro” ha fatto scomodare anche la potente e influente comunità ebraica argentina con una nuova uscita delle sue: vuole conoscere il presidente iraniano Mahammud Ahmadinejad. La svolta è arrivata quando nei giorni scorsi un incaricato dell'ambasciata iraniana di Buenos Aires ha invitato a Teheran Maradona. Dopo aver espresso la sua solidarietà al popolo iraniano, Diego ha accettato di buon grado l'invito.
mercoledì, dicembre 26, 2007
Gli auguri di Ahmadinejad al Papa
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha inviato un messaggio di auguri a Benedetto XVI, "in occasione dell'anniversario della nascita di Gesù Cristo che è messaggero di amore, amicizia, giustizia e spiritualità nell'avvento del Nuovo Anno". Lo scrive l'agenzia di stampa ufficiale iraniana 'Irna', sottolineando che Ahmadinejad ha espresso la speranza che il 2008 sia "l'anno dell'eliminazione dell'oppressione, delle violazioni e delle discriminazioni e quello della pace, dell'amicizia e del rispetto dei diritti dei popoli". Nella sua lettera al "leader dei cattolici del mondo, il presidente iraniano ha scritto che il mondo attuale ha un disperato bisogno delle linee guida dei profeti di dio, più che in qualsiasi altro momento nella storia" si legge nel lancio dell'Irna. Ahmadinejad ha poi espresso l'auspicio che "il nuovo anno cristiano porti pace e tranquillità alla comunità internazionale sulla base della giustizia e della spiritualità". Non si conoscono i contenuti della risposta di Ratzinger ma è prassi che, come fanno notare fonti bene informate, il pontefice risponda a "tutti i messaggi di auguri che gli pervengono da leader politici e religiosi".Gesù è uno dei più importanti profeti per i Musulmani e in Iran la sua figura è particolarmente venerata. Gli sciiti, che nella Repubblica islamica sono oltre il 90 per cento, credono che Gesù tornerà sulla Terra nel giorno del Giudizio al fianco del loro dodicesimo Imam, ritenuto scomparso, per portarvi la giustizia divina.
lunedì, dicembre 17, 2007
Il blog del presidente

Sempre detto che Ahmadinejad è un personaggio unico. Leader degli oscurantisti più tosti, che vorrebbero relegare l'Iran al medioevo culturale, il presidente ha sempre amato le nuove tecnologie. Da tempo ha aperto un sito ufficiale, ma non era altro che una vetrina propagandistica. Adesso è andato oltre, ha aperto addirittura un blog personale. E fa proprio il blogger, aprendo i commenti a tutti, anche a chi lo insulta e gli augura una "morte lenta". Chiunque di noi può lasciare un messaggio e non è cosa da poco per uno degli uomini che hanno in mano i destini del mondo. Ricordo che Pipistro gli scrisse a proposito di una ragazza condannata e lui rispose, di suo pugno, promettendo di interessarsi al caso. Non voglio fare confronti, ma provate a scrivere non dico a Bush ma a Napolitano, se ci riuscite. Ahmadinejad è talmente alla pari che nei giorni scorsi ha visto oscurato anche il suo blog per un giorno, come tutti gli altri blog iraniani, dai suoi stessi servizi di sicurezza, come riporta un articolo del Corriere. Sullo spazio del presidente di Teheran c'è di tutto, compresi i link all'informazione, e anche post dedicati alla libertà. Lui ha soprattutto un pallino: quello di parlare agli altri, ai nemici. C'è un messaggio al popolo americano e financo gli auguri di Natale ai cristiani. Ha ragione probabilmente quel maestro di Giorgio Bocca che s'interroga questa settimana sull' Espresso su chi siano oggi i nemici. I nemici oggi, ipotizza, sono quelli con cui non puoi fare affari. E' vero se pensiamo che gli Stati Uniti si considerano alleati dei sauditi che finanziano il terrorismo. Ahmadinejad lo ha capito bene e forse nessuno si è reso conto che qualcosa sta cambiando se il numero due di al Qaeda lo accusa pubblicamente di essere "pappa e ciccia" con Bush, cioè il diavolo. Al Zawahiri nell'ultimo proclama è chiarissimo: "è stato l'Iran ad aiutare gli americani in Iraq". A questo punto, è difficile capire (lo sostengo da tempo) dov'è il bene e dov'è il male.
domenica, dicembre 16, 2007
Vittoria censurata
Il mensile iraniano Zanan torna su un avvenimento che i mezzi d'informazione locali hanno quasi ignorato: la qualificazione della nazionale femminile di calcio alle finali della Coppa d'Asia, poi vinta dalla Giordania. Battendo l'India quattro a uno, a ottobre, le giocatrici iraniane sono comunque entrate nella storia del paese, scrive Amir Alizadeh, uno dei pochi uomini che scrive su Zanan. Eppure giornali e tv hanno coperto l'avvenimento solo con qualche breve notizia corredata da foto d'archivio. Ma anche volendo non avrebbero potuto fare diversamente: le autorità di Teheran hanno fatto di tutto per impedire che trapelasse qualunque immagine. Anche alle fotografe è stato impedito di entrare allo stadio e le tifose erano perquisite minuziosamente per evitare che facessero entrare qualche cellulare con fotocamera. Tutte queste precauzioni per un solo motivo: le giocatrici indiane non indossavano una tenuta islamica, e far circolare immagini di donne in calzoncini è impensabile per l'opinione pubblica iraniana, anche se le calciatrici di Teheran avevano scelto una divisa più castigata.
martedì, dicembre 04, 2007
Ora anche la Cia smentisce Bush
Lo dico da un posto doloroso come Kabul, dove la guerra non è solo una parola da usare nelle strategie politiche ma è stampata sulla pelle della gente, e anche dei soldati occidentali che spesso ci rimettono la vita. Sulla storia dell'Iran ho espresso da tempo e più volte il mio pensiero. Lo ribadisco in sintesi: attaccare Teheran significherebbe dare ad Ahmadinejad la patente pericolosissima di leader del Grande Islam in un'eventuale, disastrosa "guerra santa". Dialogare significa invece aiutare la metà del popolo iraniano, che contrasta il fondamentalismo, ad uscire dal medioevo culturale. Insomma, sarebbe un errore politico (per non parlare dell'aspetto umanitario) devastante, ancor più di quello irakeno, nato proprio da un falso. Non sono soltanto i benpensanti a sostenere che l'Iran non costituisce un pericolo immediato e dunque un attacco sarebbe gratuito, ma ora anche i servizi segreti americani al completo. Mentre Olmert soffia sul fuoco, Bush fa orecchie da mercante. Va per la sua strada, come se tutto l'orrore non fosse sufficiente. C'è un solo sistema: bisogna lasciarli soli sulla strada della follia e non fare l'errore di seguirli come a Baghdad. Perchè da soli sicuramente non si muoveranno. E se lo facessero, se ne assumerebbero per intero le responsabilità. Compreso il rischio serio di una ritorsione di tipo terroristico.
Due anni dopo aver affermato che l'Iran era impegnato in una corsa contro il tempo per dotarsi di un'arma nucleare, l'intelligence Usa ha compiuto un netto dietrofront. Un rapporto che raccoglie le conclusioni della Cia e delle altre 15 agenzie d'intelligence americane, afferma che Teheran ha interrotto il programma nell'autunno 2003, sotto l'effetto della pressione internazionale. Il rapporto, inviato dai servizi segreti al Congresso, aggiunge che l'Iran continua ad arricchire uranio e teoricamente potrebbe sviluppare un'arma tra il 2010 e il 2015. Ma nel complesso la Cia manda un segnale rassicurante, che provoca un grattacapo alla Casa Bianca, dove solo lo scorso ottobre il presidente George W.Bush ha sollevato lo spettro della 'Terza Guerra Mondiale' se il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad non viene fermato. Gli uomini del presidente sono entrati in azione pochi minuti dopo la diffusione del rapporto: "E' una conferma che eravamo nel giusto ad essere preoccupati", ha sostenuto il consigliere per la sicurezza nazionale, Stephen Hadley, aggiungendo che le conclusioni dimostrano la necessità di "continuare a mantenere la pressione internazionale" sull'Iran. Da Doha, dove partecipa - primo presidente iraniano ad essere invitato - ad un vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), Ahmadinejad ha fatto sapere che il dossier nucleare iraniano "é chiuso", aggiungendo che la questione del nucleare "é giunta al termine" e che l'Iran "non si sente assolutamente minacciato. Ansa.it L'arsenale fantasma, come in Iraq
Due anni dopo aver affermato che l'Iran era impegnato in una corsa contro il tempo per dotarsi di un'arma nucleare, l'intelligence Usa ha compiuto un netto dietrofront. Un rapporto che raccoglie le conclusioni della Cia e delle altre 15 agenzie d'intelligence americane, afferma che Teheran ha interrotto il programma nell'autunno 2003, sotto l'effetto della pressione internazionale. Il rapporto, inviato dai servizi segreti al Congresso, aggiunge che l'Iran continua ad arricchire uranio e teoricamente potrebbe sviluppare un'arma tra il 2010 e il 2015. Ma nel complesso la Cia manda un segnale rassicurante, che provoca un grattacapo alla Casa Bianca, dove solo lo scorso ottobre il presidente George W.Bush ha sollevato lo spettro della 'Terza Guerra Mondiale' se il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad non viene fermato. Gli uomini del presidente sono entrati in azione pochi minuti dopo la diffusione del rapporto: "E' una conferma che eravamo nel giusto ad essere preoccupati", ha sostenuto il consigliere per la sicurezza nazionale, Stephen Hadley, aggiungendo che le conclusioni dimostrano la necessità di "continuare a mantenere la pressione internazionale" sull'Iran. Da Doha, dove partecipa - primo presidente iraniano ad essere invitato - ad un vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), Ahmadinejad ha fatto sapere che il dossier nucleare iraniano "é chiuso", aggiungendo che la questione del nucleare "é giunta al termine" e che l'Iran "non si sente assolutamente minacciato. Ansa.it L'arsenale fantasma, come in Iraq
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